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I missionari laici dei Diritti Civili

articolo - italia - - - La Repubblica - Anna Pizzo - Rassegna Stampa A Buon Diritto

[23/02/04]

I ragazzi del '68, del '77, del movimentismo extraparlamentare degli ultimi decenni del secolo hanno ormai messo giudizio, assieme a qualche capello bianco. Alcuni hanno perso per strada le motivazioni generose, ancorché sconsiderate, che allora li animarono e sono approdati a confortevoli lidi di destra ricevendo allori e prebende, altri hanno traslocato, invece, nelle vicinanze, in genere tra i Verdi o, più modestamente, si son dati alla cucina alternativa, aprendo ristoranti ecologici, gelaterie artigiane o altri piacevoli luoghi di intrattenimento. Pochi, senz' altro i più apprezzabili, hanno convertito i giovanili empiti antisistema in una impegnata milizia in difesa dei diritti civili e in sostegno degli individui privi di rappresentanza, come, a esempio, i malati o i carcerati. Missionari laici, operano nelle intersezioni del sistema, specie su temi trascurati che essi talvolta riescono, a portare all' onor del mondo. Se Adriano Sofri è il loro antesignano e, soprattutto attraverso la lezione di vita, da Sarajevo e Grozny al carcere di Pisa, l' ispiratore esemplare, altri si prodigano in più anonimi spazi. Penso, a esempio, ai maestri di strada che nel degrado di certi quartieri napoletani, assicurano l' insegnamento elementare a tanti "scugnizzi" che altrimenti sfuggirebbero all' obbligo scolastico.

Più conosciuto, se non altro perché dopo Lotta continua ha avuto un trascorso politico coi Verdi come senatore, è Luigi Manconi che ha dato vita ad una piccola associazione, "A Buon Diritto", che si occupa in questo periodo di tre cose: la definizione di una Intesa tra lo Stato e le comunità musulmane in Italia (sulla scia delle analoghe intese con le comunità ebraica e valdese), l' istituzione di un difensore civico per i carcerati e l' approvazione del testamento biologico. Tre leggi sono state da tempo presentate ma è presumibile che, non trattandosi di questioni riguardanti personalmente il premier, l' iter sia lento e le mete ancora lontane. La piccola lobby di volenterosi volontari della "A Buon Diritto" non è restata peraltro con le mani in mano e si è data da fare per istituire, intanto, a livello comunale il difensore civico dei carcerati (denominati con ineffabile vezzo politically correct, "persone private della libertà personale"). La cosa è andata in porto a Firenze, Bologna e Roma (dove lo stesso Manconi è stato designato come difensore civico degli ospiti di Regina Coeli e Rebibbia) mentre anche Milano, Torino, Genova e Napoli seguiranno, pur se è chiaro che si tratta di una fragile soluzione-ponte dato che gli istituti di pena dipendono dal ministero di Giustizia e non dai comuni.

Soluzioni-ponte non sembrano, invece, percorribili in tema di testamento biologico. Esso riguarda la possibilità per il malato, non solo di prestare o negare il proprio consenso in relazione ai trattamenti sanitari previsti o prevedibili nel corso di una malattia ma, soprattutto, di far valere la sua volontà anche in anticipo sull' eventuale momento in cui, per disgrazia, dovesse cadere in uno stato di incapacità naturale totale e irreversibile, almeno allo stato delle conoscenze scientifiche. L'esecuzione di questa esplicita volontà sarebbe affidata a un fiduciario nominato dall' interessato o, in mancanza, dal giudice tutelare. Un testo di legge era stato presentato nella precedente Legislatura da Manconi e ripresentato in quella in corso dai senatori Ripamonti (centrosinistra) e Del Pennino (centrodestra). Come tutti sanno la sorte degli individui in stato di incapacità irreversibile resta in genere segnata da accanimenti terapeutici crudeli. Un recente fatto di cronaca ha riproposto l' angoscioso dilemma. A Milano la Corte d' appello ha rigettato la richiesta del padre di una giovane donna in stato vegetativo permanente irreversibile da 12 anni, che invocava venisse interrotta l' alimentazione artificiale e che si lasciasse spegnere "una creatura che non ha più relazioni con il mondo esterno". I magistrati, pur manifestando la loro "perplessità", hanno rifiutato una scelta di responsabilità ribaltandola sul Parlamento che, a loro avviso, dovrebbe individuare "gli strumenti adeguati per l' efficace protezione della persona e il rispetto del suo diritto all' autodeterminazione". Anche il Comitato nazionale di bioetica, di nomina governativa, ha espresso un autorevole parere che, pur accompagnato da molte incertezze, chiede di introdurre nell' ordinamento legislativo la possibilità per il cittadino di dare disposizioni in merito ai trattamenti sanitari futuri. Forse una luce in fondo al tunnel.


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